Europa 2020
06-mar-10
Nei giorni scorsi l’Unione Europea ha varato Europa 2020. I paesi membri, come al solito, sono stati invitati a investire maggiormente in ricerca e sviluppo(3%), investire in una politica per la società della conoscenza come fulcro dell’economia europea dei prossimi anni.
La ricetta è sempre quella e gli inviti si continuano a ripetere da anni ma poi gli stati membri continuano a fare come credono. In questa Europa che è unita ma quanto basta per non esserlo.
Quando ho letto le notizie di Europa 2020 mi è venuta in mente la politica del governo Berlusconi e ho pensato che fossimo stai espulsi dal’Unione Europea. Continuiamo a spendere troppo poco in ricerca (non arriviamo nemmeno all’1%) e il governo ha ridotto anche quest’anno gli investimenti. Il settore privato fatto di imprese fortemente manifatturiere e piccole, perlopiù gestite da imprenditori autodidatti, non riesce a uscire da una strategia basata sui bassi costi di produzione, “terzismo”, con eccezioni nei mercati del lusso che, tuttavia, segnano sempre di più il passo. Il settore privato dovrebbe investire molto di più in ricerca e sviluppo, comprendere che i beni prodotti (anche quelli manifatturieri) devono interiorizzare un livello di conoscenza e innovazione sempre maggiore per essere competitivi. Lo Stato dovrebbe fare una politica per aumentare il livello di formazione in tutto il paese, proprio in considerazione della così diffusa presenza di imprenditoria è necessario che il livello formativo sia capillare, elevato, in grado di aumentare la capacità delle imprese di comprendere il mondo che le circonda.
E’ finita l’epoca dell’artigiano che diventa piccolo industrialotto, il mondo sta cambiando ed è necessario che anche il nostro modello produttivo cambi. Eppure il governo ha approvato una norma sull’apprendistato che consente di completare l’obbligo scolastico con l’apprendistato. Uno scandalo.
Curioso di capire quale fosse la posizione del governo italiano sul Europa 2020 sono andato sul sito del governo e ho trovato:
La strategia Europa 2020, lanciata oggi dalla Commissione europea, individua gli strumenti e i percorsi più adatti per il rilancio dell’economia.
Il Governo italiano condivide e sostiene questa strategia: innovazione, centralità della piccola e media impresa, conquista dei mercati internazionali, valorizzazione del turismo saranno fondamentali per la competitività delle aziende.
L’occupazione generata dagli investimenti nelle nuove tecnologie sarà vera e duratura. E in questa strategia europea il Governo è convinto che il sistema produttivo italiano, fondato proprio sulla piccola e media impresa manifatturiera, potrà giocare un ruolo da protagonista.
Un comunicato che parla di manifattura e di turismo. TURISMO!?!? ma che c’entra?
In Europa parlano di economia della conoscenza e il governo italiano, come ormai ci ha abituato, non riesce nemmeno a capirne il contenuto.
Germania e Francia hanno unito le forze per avviare un programma di investimenti di 10 mld di euro in innovazione e sviluppo per superare la crisi e diventare competitivi nei prossimi anni. Uno sforzo che li sta premiando sia nel breve termine con un sistema industriale che sta riprendendo a crescere, sia nel lungo termine con investimenti nella direzione dell’economia della conoscenza. La Germania, che è forse la prima economia manifatturiera al mondo, ormai da diversi anni è anche il paese dove ci sono importantissime imprese software mondiali (SAP), è all’avanguardia nelle energie rinnovabili e in molti prodotti tecnologici, nella ricerca scientifica.
L’inesistente politica economia di Tremonti ci sta portando in una situazione molto pericolosa. In questa crisi stiamo depauperando ricchezza e, contemporaneamente, perdendo competitività. Con il tasso di crescita degli ultimi quindici anni (zero virgola qualcosa) per ritornare al PIL del 2008 (2 anni fa) dovremmo aspettare, secondo previsioni ottimistiche, il 2014 (tra 4 anni). Ma nel 2014 il mondo sarà cambiato e le economie dei paesi industrializzati si saranno riorganizzate mentre la nostra ancora arrancherà tra il mio delle grandi opere e quello del turismo (tra l’altro le due cose nemmeno stanno insieme perché non è raro vedere grandi opere che fanno scempio del territorio).
E’ urgente un cambio di passo, una classe dirigente che abbia la volontà di costruire il nuovo e che veda il futuro come qualcosa a cui non possa rinunciare. In Italia abbiamo tutte le energie per fare il salto ma è prima necessario che il vecchio sia spazzato via.
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