cultura industriale
24-feb-12
ieri sono andato al convegno sulle smart cities di ANCI. Un convegno interessante e utile, tuttavia la cosa che mi ha fatto maggiormente riflettere é stata l’elenco dei relatori.Ovviamente i relatori erano sindaci e assessori che discutevano di come, attraverso le smart cities, le loro città potevano far vivere meglio i loro abitanti. I dati facevano riferimento al fatto che nella UE lla maggior parte della popolazione vive in città e che le città vengono indicate come il maggior luogo di sviluppo.
Personalmente vedo che l’Italia é un pochino diversa, la sua popolazione é sparsa sul territorio in modo omogeneo, la nostra città piú grande é una media città all’estero. Abbiamo moltissimi comuni con pochi abitanti e gli italiani spesso abitano in piccole cittadine, piú che smart cities servono smart communities e qualcuno l’ha detto per fortuna.
Ma ció che piú mi ha impressionato é l’assenza di imprese italiane che parlavano. Su tre aziende invitate a parlare due erano straniere. Questo malgrado le eccellenze in ricerca, sviluppo e impresa che abbiamo sul territorio. Abbiamo dei grandi talenti e delle grandi capacità che non riescono a fare impresa
I nostri amministratori hanno discusso di come trasformare la città , hanno espresso visioni importanti ma senza la presenza delle nostre università e delle nostre imprese rischiamo di diventare dei clienti di tecnologia. Il ministrop Profumo, nel suo intervento finale, ha posto l’accento su questo tema.
Sempre piú spesso sento parlare di innovazione come applicazione di tecnologia senza tenere conto di quanto sia importanza la domanda pubblica per far ripartire l’industria. L’Italia sembra aver perso la sua cultura industriale, incapace di vedersi come soggetto in pirma persona che produce prodotti (tangibili o intangibili) e li vende all’estero. Eppure solo in questo modo saremo in grado di finanziare il nostro sistema e il nostro modello sociale. La politica deve mettere al centro questo elemento quando pensa alla spesa sociale, non possiamo piú permetterci di chiedere tasse per comprRe prodotti fatti in altre parti del mondo o per
