Il nuovo governo comincia a muovere i primi passi sul terreno dell’innovazione e una delle prime iniziative è quella di ripartire con italia.it, il più grande scandalo del web gestito dall’allora ministro Stanca. Per una breve storia si consiglia di leggere
http://scandaloitaliano.wordpress.com/2008/07/10/italiait-il-punto-nero-della-situazione/
Ringrazio http://scandaloitaliano.wordpress.com/ e http://millionportalbay.wordpress.com/ per l’ottimo lavoro di ricostruzione
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Sono anni ormai che faccio consulenza alla PA sull’organizzazione dell’Informatica e sempre di più mi rendo conto quanto il modo in cui la PA è organizzata è superato dal tempo.
La PA ha un modello costruito nel ’93 dall’allora AIPA; è tutta concentrata sui progetti e sull’outsourcing senza una capacità di governo dei costi, dei risultati e senza un modello condiviso di organizzazione.
Ogni amministrazione ha la sua informatica, chi con punte di eccellenza e chi allo sbando. Forse è il caso di ripensare il modello e dare un’impronta forte e innovativa a questa importante leva di innovazione organizzativa. Forse è ora che l’informatica sia meno la patria dei tecnici per diventare terra di frontiera tra tecnici ed esperti di organizzazione (che non significa persone che disegnano le procedure che gli vengono dette; ma persone in grado di progettare nuove organizzazioni, la loro cultura, i processi a supporto degli obiettivi, il cambiamento organizzativo).
Non credo sia fantascienza, nella PA esistono risorse e competenze spesso calpestate e messe da parte che possono essere valorizzate. A questo scopo esistono ormai best practices internazonali consolidate che vengono spesso applicate nelle aziende private: consolidamento organizzativo; consolidamento tecnologico; IT governance; sicurezza; modelli organizzativi basati su ITIL.
Ho la fortuna di occuparmi da molti anni di questi temi e, ogni volta che ne parlo in alcune amministrazioni, subisco lo stesso sguardo a cui viene sottoposto un extraterrestre.
Best practices che potrebbero portare benefici consistenti in termini di una migliore erogazione dei servizi e, sopratutto, una riduzione dei costi e degli sprechi. Ma non sarà quest’ultima l’ostacolo più grosso in una riforma dell’ICT pubblico? La paura da parte di un sottogoverno di abbandonare pratiche consolidate di poca trasparenza.
Sicuramente mi sbaglio…
Anche il CNIPA soffre di un modello impostato quando ancora esistevano solo i manframe, una sola finsiel per tutti, ecc.
Può la PA diventare efficente ed efficace se lo strumento principe di tale efficenza ed efficacia, l’ICT, è gestito in modo inefficente ed inefficace? Può un contadino aspettarsi un buon raccolto se utilizza il suo avveneristico trattore mettendoci due buoi davanti e spingendo da dietro? E’ ora di mettere mano a come si utilizza lo strumento e occuparsi meno dello strumento stesso, l’obiettivo del viaggiatore non può essere camminare ma le mete che raggiunge.
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