Il caso telecom
12-ott-06
Sono contento che il piano Rovati sia fallito. Sono contento per ché sarebbe stato il più grande regalo che mai uno stato potesse fare ad un privato. Telecom ha acquistato una rete moderna ed efficente, l’ ha ridotta uno straccio (vedi la puntata di report del 8/10) e oggi la ridarebbe allo Stato che si accolla i costi per comprarla e innovarla.
La rete Telecom dell’ultimo miglio in realtà non servirà più in futuro, anche Telecom lo sa e per questo non ci investe un granché. Nei prossimi anni per soddisfare le richieste di banda sono necessarie reti nuove che siano in grado di trasportare quantità di dati maggiori e più velocemente, che siano affidabili ed in grado di garantire continuità e sicurezza maggiori.
Le nuove tecnologie emergenti (Wi-Max, power line, ecc) possono essere una risposta in termini economici e di efficenza. Se solo sparissero le “barriere all’ingresso” che la legislazione italiana consente a Telecom per contrastare i nuovi carrier entranti, potremmo vedere l’emergere di nuove soluzioni ed applicazioni sull’ultimo miglio.
Ammesso che fosse utile che lo stato debba avere una rete, sarebbe senz’altro più economico che se la facesse da zero più che rottamare cose vecchie.
La risposta, secondo me, è quella di velocizzare la liberalizzazione dell’ultimo miglio spingendo al massimo l’adozione di ogni nuova tecnologia che può operare in tal senso, promuovere incentivi per chi affronta spese di cablaggio in fibra ottica sull’ultimo miglio, costituire un gruppo di lavoro italiano in grado di partecipare sin dalla definizione degli standard di comunicazione a livello internazionale. Insomma “fatti! non pugnette.”
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