La finanziaria degli scontenti

Fare un post per dire che la finanziaria non è entusiasmante non avrebbe aggiunto nulla.

Ha ragione Prodi quando dice che è tempo di renderci conto che, se vogliamo cambiare il Paese, dobbiamo partire da noi stessi. La finanziaria deve fare i conti con una situazione disastrosa dei conti pubblici, questo governo poco è riuscito a comunicare la gravità. Se una responsabilità può essere imputata è quella di non essere in grado di comunicare con i cittadini.

Tuttavia, il fatto che questa finanziaria scontenti tutti, è per me un segno importante di un cambiamento di rotta. In Italia tutti sappiamo che esistono decine di “corporazioni” di interessi che utilizzano le pressioni sulla politica per costituirsi posizioni di vantaggio o acquisirne per ristabilire una maggiore equità. Pensiamo agli avvocati (ben rappresentati in parlamento), sindacati (che possono mettere in campo notevoli forze), ecc. ecc.

Lo stato pietoso del nostro sistema sociale ha rafforzato negli ultimi venti anni la forza e la capacità delle corporazioni. Ha ragione Prodi quando afferma che vi è la necessità di superare i signoli interessi e lavorare sull’interesse collettivo. Toqueville parlava di interesse prorio ben inteso, quell’interesse individuale che trova riscontro nell’interesse altrui. Scoprire che si può lavorare per se stessi meglio, se il proprio interesse si accompagna con quello degli altri.

Se vogliamo costruira qualcosa in questo paese è necessario superare il modello corporativo.

Quello che è successo con questa finanziaria è proprio l’assalto corporativo per la difesa dei propri interessi a discapito degli altri. Spostare piccoli o grandi provvedimenti per mantenere privilegi o acquisire maggiore equità. Presentare il conto alla Politica che, resa debole da un sistema elettorale fatto per non rendere governabile il paese, non può andare avanti lavorando per obiettivi strategici ma deve limitarsi nella tattica.

Maggiore è la forza delle corporazioni “forti” che tradizionalmente “vendono” il loro appoggio al migliore offerente e maggiore è la loro capcità di ottenere risultati, maggiore sarà l’utilizzo del metodo del ricatto anche da parte di chi tradizionalmente utilizzava altri metodi.

Da questa situazione si esce se i cittadini riescono ad uscire da questa logica. E’ necessario che ognuno faccia le proprie riflessioni per capire se questo sistema può portare vantaggi a lungo termine. Sono rimasto impietrito che Rita Levi Montalcini, rivendicando un provvedimento giusto, lo facesse brandendo il suo voto come l’ultimo “indiano-democristiano” (senza offendere tutti i democristiani nelle cui file spesso vi sono stati statisti e bravissima gente).

Ognuno chiede soldi e privilegi, tuttavia basterebbe vedere con attenzione dove finiscono i soldi che già ci sono per decidere spesso di tagliare anziché di aggiungere. La finanziaria in questi anni crea una grande quantità di polenta che mette al centro e distribuisce senza tener conto se chi ne prende un po’ già ne possiede una grande quantità, se è in grado di mangiarla o la spreca, se è già pieno mentre vicino c’è qualcuno che non vede nulla da anni. D’Alema ha parlato correttamente di suk arabo. Forse bisognerebbe che la macchina statale applicasse la buona regola di poter monitorare gli effetti delle politiche che attua. il famoso ciclo di Deming applicato nei sistemi qualità: Pianificare(plan), fare(do), verificare(check), fare azioni di miglioramento (act). Se va bene noi usiamo il ciclo di Dement: sentire quelli che capitano; regalargli le risorse; aspettarsi risultati dal destino; piangersi addosso. Se tutti sono scontenti significa che, magari con grande difficoltà, si comincia a rivedere una strada nuova. Si comincia a fare politica e governo con un progetto che sarà giudicabile nel tempo però esiste. Il governo non può essere un “servizio”, una specie di sportello al quale si chiede  sempre qualcosa, dovrebbe essere un centro in grado di guidare il paese oltre il quotidiano. Al governo chiediamo di lavorare facendo il bene di tutti e tenendo conto delle esigenze di tutti ma deve guidare la nave senza discutere sempre anche su come evitare la sardina con la prua.

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