La fase uno del governo è stata quella di mettere la nave con la prua nella rotta giusta. Ci è costato una manovra finanziaria decisa, ora possiamo spingere i motori a tutta birra.
Sull’innovazione si sono messe in cantiere diverse risorse economiche, adesso è tempo di mettere in campo ottime idee. Come resp. nazionale innovazione dei DS credo si debba spingere in diverse direzioni: sul governo per aiutarlo nel definire con idee e proposte cogliendo le migliori intelligenze del Paese; con la “Rete dell’innovazione” per creare una larga partecipazione alle iniziative in favore di una cambiamento culturale che sappia cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie per cambiare la società in meglio; sul partito affinché si allarghi la coscienza su quanto è importante portare il Paese nella società della conoscenza investendo per cambiare l’asse della nostra economia e società attraverso il coinvolgimento delle migliori energie del lavoro, delle imprese, dei giovani.
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A cosa servono centinaia di milioni di euro spesi in migliaia di progetti “pilota” di e-government? Nei fatti a nulla. Quando si è cominciato poteva aver senso finanziare progetti proposti un po’ da tutti per fare questo e quello. Bisognava provare e dimostrare che aveva senso l’uso dell’ICT nella PA.
Oggi il problema non è più quello di tanti o pochi progetti verticali che informatizzano ciò che c’è, è tempo di vedere l’innovazione tecnologica come l’opportunità per cambiare e ripensare la PA. “re-eingineering government” al posto di “electronic government”. C’è bisogno di meno tecnologia sparsa qua e la e di un progetto integrato che vada ad aggredire alcuni grandi ritardi risolvendo il problema (salute, giustizia, amministrazione dello stato, contabilità dello stato, ecc.). Ci sarebbe bisogno di una legge di sistema che potesse liberare il governo affinché si possano ripensare pezzi importanti di servizi per la società.
Tutto questo non è possibile senza ripensare a come si gestisce l’ICT Pubblico. L’informatica pubblica è ancora governata secondo regole legate alla legge che nel ’93 ha creato l’AIPA e, in un certo senso, organizzato l’informatica nella PA.
Oggi nessuna organizzazione funziona più così, è come se volessimo governare l’Italia con le leggi degli assiri-babilonesi.
E’ necessario e prioritario lanciare una iniziativa che miri alla riorganizzazione dell’informatica pubblica superando duplicazioni ed inefficenze e creando una vera unitarietà di scopo e di scala. Razionalizzare le economie e le capacità organizzative presenti e potenziarle per offrire servizi efficenti, innovativi, pensati per il XXI secolo, perché il resto è già passato.
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