ogni giorno ne invento una…

Sembra questo il metodo di questo governo per distrarre la popolazione dall’immobilismo in fatto di economia.

Il ministro tremonti ha fatto approvare una manovra economica in 9 minuti prima che tutto il mondo fosse sconvolto, ogni mese mette una pezzetta su una manovra concepita in un  mondo diverso, adotta una strategia di “attendismo economico”.

In tutti i pèrincipali paesi industriali sono allo studio piani shock per stimolare la domanda e per fare investimenti in nuovi settori industriali che sostengano la crescita, nel nostro paese ogni giorno tirano fuori un diversivo. Prima la gelmini con i grembiuli, brunetta con i fannulloni e una fantomatica innovazione, i rumeni, i rom, le ronde e adesso il nucleare.

Ormai ogni giorno abbiamo qualcosa di assurdo di cui parlare ma non ho capito che piano anticrisi ha il governo. Certo non può essere piano anticrisi uno sconto sull’irpef per gli elettrodomestici del 20% in 5 anni (un frigorifero che costa 200€ da diritto a 8 €/anno per cinque anni…).

E allora comincio a chiedermi sempre la solita domanda e mi aiuta a non farmi distrarre. La domanda è: “ma che fa questo governo contro la crisi?”

Non leggo di piani nuovi, investimenti, sostegno a quelli che perderanno il posto o alle imprese che debbono investire. Che fa?

Sento Tremonti che è preoccupato di far bella figura al G20, Brunetta ai tornelli (ma se fosse ai fornelli sarebbe meglio), maroni alle ronde, sacconi propone settimane corte per tenere i posti di lavoro e fa passare provvedimenti assurdi contro i lavoratori, frattini dichiara guerra alla romania, la russa è contento se i militari vanno in città, la gelmini parla su youtube, Berlusconi sorride e fa battute sui desaparecidos argentini ….MA NON CAPISCO CHI STA FACENDO QUALCOSA IN UN MOMENTO DIFFICILE COME QUESTO.

Magari ci sarà un piano segreto? oppure nell’oscuro di qualche stanza ci sarà una task force di brillanti menti che lavora per noi. Per ora vedo solo chiacchiere e distrazioni….

Tags: berlusconi, economia, Politica

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aridatece le cambiali!!

il sistema finanziario è bloccato el’accesso al credito ormai è impossibile. Non che questo paese abbia mai goduto di un sistema bancario di manica larga, ma certo negli ultimi mesi la cosa si è fatta più pesante.

Ormai non accedono al credito anche imprese medio-grandi e le banche, prese dal panico che lo stesso hanno creato, si sono chiuse ancora di più.

Eppure c’è bisogno proprio ora di un credito in grado di mantenere i livelli produttivi e fare nuovi investimenti in innovazione. Se usciamo dalla crisi ne usciamo solo dalla porta dell’innovazione, è impensabile ogni altra vi a di uscita.

Questa crisi segnerà la fine del modello industriale fondato su produzioni a basso costo, su lavorazioni dei “terzisti”, su una industria del lusso che ormai non produce un benessere diffuso. Per troppi anni ha resistito l’agonia di un sistema industriale che era nato nell’epoca d’oro dell’inflazione e che si trascinava a fatica in una lenta agonia nell’epoca dell’euro. Tutti lo sapevano che entrare nell’euro non sarebbe stato indolore ma nessuno ci ha voluto mettere le mani per non perdere consenso con il risultato che l’economia italiana ha visto l’ultima crescita degna di questo nome nel 2000.

I prodotti che potranno  fare da traino sono i prodotti basati sulla conoscenza, così come avviene nell’economia più avanzate. Basta vedere i paesi scandinavi che hanno saputo cogliere le opportunità del cambiamento prima e meglio di altri e che oggi resistono meglio.

Lo sbocco possibile per l’Italia è l’innovazione, la creatività, la capacità di creare nuovi prodotti che uniscono design, creatività e tecnologia e nuovi servizi che sappiano coniugare la capacità di creare esperienze con quella di governare le relazioni con i clienti. Una economia immateriale profondamente radicata nella materia. Saper vendere il vino e la cultura del vino, l’elicottero e il design degli interni, l’automobile con il motore ecologico e la cultura delle auto, la finction e le città d’arte in cui vengono girate, la capacità di costruire edifici e la cultura del saperli vivere architettonicamente ed artisticamente…mischiare “ferro” e conoscenza.

Ma questa trasformazione non può avvenire in un giorno e richiede la lungimiranza di investimenti a medio-lungo termine. Investimenti che non possono essere sostenuti da un sistema bancario concentrato, che chiede di “vedere” i soldi che eventualmente presta. Certo una politica che paga in termini di patrimonio e profitti ma che è dannosa per il sistema.

E dunque è necessario ripensare le regole del sistema bancario, creare soggetti pubblici in grado di spezzare il cartello del credito, di promuovere investimenti che diano risorse e premino i migliori.

Lo sviluppo economico impetuoso degli anni sessanta è stato spesso dovuto alle cambiali. La generazione che ci ha preceduto ha potuto godere di titoli di credito come le cambiali che venivano smerciati senza troppi problemi, un circuito del credito che ha potuto generare denaro in mano alle imprese o ai cittadini. Oggi è un sistema i disuso e rischioso un po’ per tutti. Magari uno strumento similare potrebbe essere utile propsio a creare quel sistema di fiducia che oggi manca. Una cambiale che abbia una sorta di garanzia pubblica e che possa in questo modo fungere da finanziatore di microcredito per sostenere idee imprenditoriali o progetti. Magari una cambiale garantita da potersi spendere proprio su iniziative nei settori dell’innovazione.

Certo una specie di provocazione la mia, i meccanismi sono complessi e andrebbero articolati ma è indubbio che se non esistono capitali di rischio in grado di finanziare la ripresa e la competitività c’è il forte rischio che il sistema italiano collassi. Non saranno le grandi opere a farci uscire da questa situazione ma saranno migliaia di intraprese che tentino il rischio e riescano a colgliere le opportunità che si apriranno.

Tags: , economia, Innovazione, Politica, sapere

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