La banda larga mi S-FIBRA
28-mar-09
Portare la banda larga in tutta italia non è una cosa semplice. Sopratutto non è semplice che la politica prenda una decisione e quando lo fa spesso è tardi e si dovrebbe pensare soluzioni nuove. Da quasi dieci anni ormai si parla di una grande rete in fibra ottica. Se ne parla da così tanto tempo che forse è il caso di guardare i trend e pensare nuovi modelli meno costosi ma sopratutto più utili ad una economia che ha bisogno di spinte forti per uscire dal guado. Gli ultimi dati indicano che internet comincia ad essere sempre più mobile (lo scrivevo più di un anno fa a proposito della gara wimax), sia attraverso la telefonia cellulare (finalmente gli operatori hanno capito a cosa serve l’umts e vogliono utilizzarne le frequenze…) sia attraverso wi-fi e le tecnologie radio in corso di rilascio (per esempio UWB), sia attraverso il satellite che ha avuto notevoli evoluzioni in termini di qualità di trasmissione e presto anche di prezzo.
Il settore più promettente per la trasmissione dati è il wireless, ormai a casa chi ha l’ADSL ha anche una piccola rete wireless e spesso in città troviamo punti wi-fi diffusi, fino ad arrivare ai progetti come quello della Provincia di Roma che presto coprirà diffusamente wi-fi tutta la provincia.
Dal punto di vista tecnico il wireless stà avendo notevoli sviluppi, le radio diventano intelligenti e non si disturbano più tra loro, comunicano a lunghe distanze con potenze basse e trasportano quantità di dati sempre più grandi. Solo due anni fa il wi-fi era a 10Mb/sec e oggi abbiamo punte di 300 Mb/sec, mentre il wimax è già vicino ad 1 gb/sec. Il vero collo di bottiglia a queste tecnologie è una legislazione vecchia, pensata quando le radio erano a valvole e che ancora viene utilizzata. Una legislazione che impone l’assegnazione di frequenze ad operatori che vengono vincolati nel loro uso limitando l’ingresso di nuovi soggetti.
Certo la fibra è ancora oggi il sistema più veloce ma è anche vero che in casa degli utenti non serve tutta la banda disponibile via fibra. La stragrande parte degli utenti è in grado di godere appieno di internet con una banda di 6 mb/sec. (La commissione europea indica tale limite come sufficente anche per streaming video). Il problema nasce solo se si parla di IPTV. Ma ad oggi non esiste nessuna IPTV che abbia un modello profittevole. Personalmente, a differenza di quello che pensa il sottosegretario Romani, non credo che la televisione debba andare su Internet. La televisione può stare bene sul satellite o sul digitale terreste e ormai la disponibilità di canali è molto superiore a quella dei contenuti (pensiamo alle tante repliche proposte sui canali a pagamento).
Il traino di internet è l’interazione, i social network e in generale le “piazze sociali” (blog, social networks, wikipedia, youtube). Sono i contenuti generati dagli utenti il più grande traino all’uso di internet. Il sistema più congeniale per utilizzare internet in questo modo è una rete presente ovunque, diffusa, mobile.
E allora un piano per la banda larga dovrebbe partire da qui. Serve una rete in fibra ottica presente sul territorio ma non a livello delle case singole (al limite nelle grandi concentrazioni urbane ha senso arrivare in casa) e poi serve un piano per la diffusione del wireless.
Un piano per il wireless significa investire in università, formazione, ricerca e sviluppo (in Italia abbiamo ottime competenze sia nel wireless che nella compressione dati) e fare in modo che il nostro paese torni in modo significativo nei tavoli internazionali degli standard. Il wireless per il nostro paese può diventare anche una ottima occasione per arrivare ad una leadership tecnologica e rilanciare le aziende del settore, costruirne nuove. Forse non faremo apparati “made in italy” (però non mi porrei dei limiti) ma potremmo fare in modo che in italia possano essere prodotti processori o circuiti miniaturizzati, progetti e ricerca in tal senso. Questo si può fare se nascono centri di ricerca e aziende specializzate che vendono servizi anche ai grandi player internazionali ed evitando quello che è successo a Roma e Torino dove delle multinazionali (Motorola ed Ericcsson) hanno chiuso i loro centri ricerca lasciando competenze distintive senza lavoro. Qualche tempo fa ho conosciuto una piccola azienda di ingegneria specializzata in wireless che fa progetti per le più grandi aziende di cellulari e apparati wireless al mondo, cose da veri specialisti. Un modello che potrebbe essere applicabile su larga scala, e non solo sul wireless.
Ma pensare una grande rete magliata wireless multistandard significa pensare nuove applicazioni e metodi di diffusione dei contenuti, significa ripensare come sono fatti i siti web, i portali, le applicazioni internet, il software sui cellulari (e pure su questo non siamo messi male ancora). Significa diventare anche bravi nel produrre contenuti per il mobile (e già lo siamo parecchio). Insomma significa puntare dove abbiamo maggiori chance di diventare i migliori. Sembra così assurdo?
Ma un piano per il wireless significa anche ripensare la legislazione in materia guardando al futuro e alle indicazioni che provengono dalle sedi internazionali, dalla Commissione Europea per esempio. Significa liberare frequenze televisive e radio per renderle disponibili al trasporto dati, analizzare lo spettro radio per recuperare frequenze non utilizzate. Ma sopratutto significa che non bisogna più assegnare le frequenze ma stabilire standard precisi e un sistema serio di monitoraggio affinchè chiunque possa utilizzarle per comunicare. Comincerei anche a liberarmi dell’Autorità Garante che fino ad oggi non ha saputo nè garantire un mercato più aperto e nemmeno una maggiore diffusione di nuovi standard tecnologici, tutta occupata a garantire le televisioni di chi ce l’ha e le reti di chi le ha. continuo a chiamarla Autorità Carente delle Comunicazioni.
Puntare su una nuova tecnologia può essere una grande opportunità perchè significa utilizzare il nostro paese come grande laboratorio nel quale mettere a punto tecnologie da portare all’estero. Non dimentichiamo che il GSM ha raggiunto una grande affermazione dopo che è arrivato in Italia, quando fu adottato nel nostro paese non funzionava pensato come era per paesi che hanno grandi pianure. L’Italia è il terreno adatto a mettere a punto nuovi standard radio.
Da questa crisi non si esce senza scelte coraggiose, senza l’idea di diventare leader di nuovi settori anzichè eterni followers di soluzioni e appuntamenti mancati. Investire in wireless significa spendere meno denaro e stimolare la ricerca e l’ingegnerizzazione di nuove soluzioni. Significa rimescolare le carte e far emergere nuove applicazioni, servizi, soluzioni wireless in settori dove sino ad ora non si sono applicate.
E’ chiaro che questo non si può fare se i soldi vengono spesi dandoli a qualche grande gruppo, ma devono essere spesi in verso un insieme di soggetti concorrenti, inserendo il criterio del merito e dell’innovazione come LA leva. Abbiamo i talenti per farlo, basta solo che si creino gli spazi.
Non credo che questo governo sia in grado di fare questo, il sott. Romani ha recentemente dichiarato che internet è una ulteriore piattaforma per la TV, in parlamento la PDL stà lavorando con un rinnovato impegno per limitare lo sviluppo dei portali di contenuti “user generated” con la solita scusa della pedofilia e della sicurezza (ma come su internet c’è bisogno di controllare e monitorare fino ad oscurare portali e poi sulle intercettazioni telefoniche si grida allo scandalo e alla privacy!) e all’allungamento all’infinito del copyright (95 anni!) in modo da garantire gli editori per generazioni. Vedo in questo la volontà di difendere posizioni dominanti nella pubblicità contrastando i portali che stanno progressivamente attirando le attenzioni degli inserzionisti o nell’editoria. Vedo soprattutto l’idea che la televisione debba avere un ruolo centrale nella società italiana, che piaccia o no agli italiani.
Questo governo “della Libertà” stà chiudendo spazi ed opportunità, soffocando l’economia italiana inseguendo modelli di sviluppo da terzo mondo (la solita e cara edilizia), approvando provvedimenti di “dumping sociale” che penalizzano il lavoro (Alla faccia dell’”economia sociale di mercato” parlata nei convegni da Sacconi). Sotto la plastica e i lustrini mancano le solite poche cose di buon senso che non sono nè di destra e nè di sinistra (e forse per questo sono difficili da far fare a tutti e due…).
Il governo si appresta a spendere un miliardo di euro, per la maggior parte a fare buche, creando un solo operatore che rivende ad altri operatori che ricaricano sul prezzo e vendono agli utenti (una cosa tra il franchising e la commissione di agenzia). Si appresta a rendere possibile un caso Tavaroli all’ennesima potenza perchè una sola rete apre una enorme falla nella sicurezza di ogni cittadino e, soprattutto, spinge l’Italia ad essere il più lento inseguitore di tecnologie. Questo significa mortificare le competenze scientifiche sul wireless che diventeranno facile preda della fuga di cervelli.
Ma è proprio possibile che mentre ci vantiamo di essere un popolo così creativo dobbiamo sempre copiare qualcuno, e spesso senza apprendere dalle loro esperienze?
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