La pallottola d’argento

Silver_Bullet_GripsNelle storie di vampiri c’è il mito della pallottola d’argento che riesce ad uccidere definitivamente il vampiro. Il dibattito intorno al leader del PD mi da la stessa impressione. Si cerca il leader che possa essere la pallottola d’argento per sconfiggere un Berlusconi che disturba i sonni del PD.

Eppure, se fosse così, che bastasse un leader, potremmo mandare qualche brillante “giovane” a studiare all’estero, magari da Obama o da qualche altro mago della vittoria. Ma Obama non ha vinto perchè è un leader, è un leader perchè ha vinto. La sua leadership l’ha conquistata sul campo, il rispetto l’ha conquistato con la fatica di una storia personale unica. Il PD ce l’ha qualcuno così “abbronzato”?

Io credo che il leader emerge dal contesto nel momento in cui esiste un terreno fertile. Il grande lavoro del PD non deve essere quello di cercare un leader ma quello di cercare una missione, di comprendere le dinamiche di una società che cambia e che cambierà sempre più velocemente. Oggi le cose cambiano con una velocità molto più alta di appena dieci anni fa ed è necessario avere antenne ottime per recepire i segnali, togliere il rumore di fondo e raccogliere le sfide. Non è detto che tutta la realtà stia dentro le categorie in nostro possesso, è più facile che le categorie debbano cambiare, aprirsi e mettersi al passo con i tempi. La crisi della socialdemocrazia europea dovrebbe farci pensare qualcosa, perché sicuramente la prospettiva del PD è quella di stare in quell’area ma portando con sé la scommessa insita nella sua nascita.

Se pensiamo al momento attuale dell’economia mondiale ci troviamo di fronte alla più sonora sconfitta delle teorie neoliberiste degli ultimi trenta anni, eppure la risposta non sarà il keynesismo degli anni ’30. Sarà probabilmente un modello che tenga conto di un nuovo ruolo dello Stato in un rapporto diverso e più ricco con il mercato, l’economia politica tradizionale e classica è ormai piena di eccezioni alla regola che forse sarà ora di pensare che le regole vanno cambiate, che c’è bisogno di una nuova economia legata ad una nuova società ormai sotto i nostri occhi.

Il PD dove è, di che discute? Di riforme istituzionali? La risposta alla bassa crescita italiana può venire dalla riforma delle pensioni o da meno deputati dopo che quelle precedenti non hanno prodotto un granchè. Alcune cose andranno fatte ma non vedo bacchette magiche. Può il PD semplicemente inseguire la corrente delle teorie neoliberiste o quella dello statalismo? In giro per il mondo, nei centri di elaborazione culturale più importanti, ci si chiede, per esempio, sul senso dell’indicatore “PIL” e la politica italiana sono quindici anni che parla delle stesse soluzioni a problemi che nel frattempo magari cambiano. Domande che meritano risposte e risposte fatte di azioni concrete.

Se bastasse un fuoriclasse che, smarcando la PDL, ci facesse vincere potremmo provare a cercarlo all’estero, magari un brasiliano pieno di estro (i brasiliani hanno sempre fatto bene nei nostri campionati).  Oppure ingaggiamo Lippi o Capello. Temo che non basti e tutta questa divisione tra tizio e caio è del tutto inutile e improduttiva. Rischia perfino di far “bruciare” persone in gamba buttandole nella mischia senza un obiettivo, una squadra, una missione solo per far scudo ad eserciti ormai stanchi e demotivati che dovrebbero decidere di mettersi nella “riserva” lasciando alle energie fresche il campo.

Temo che non esista un vampiro in circolazione ma sia la paura di dover cambiare veramente lo spettro che si agita nel PD. La paura di confrontarsi con la storia, con il Paese, con una prospettiva da darci da qui a dieci anni. Qualcosa che trascende la prossima lista da fare o il prossimo convegno da riempire. Il PD è il vampiro di se stesso perchè non ha saputo leggere adeguatamente ciò che accade nella società, talvolta è riuscito a sommare partiti e ad arrivare al governo per poi rimanere ingabbiato nella incapacità di articolare una stagione di riforme necessarie. Oppure ha deciso di concentrare tutto nel leader disperdendo le energie della squadra, una squadra diffusa nel territorio che è spesso una grande risorsa di competenza e capacità.

Il PD ha grandi energie e capacità, persone competenti che mettono la passione in quello che fanno. Certo persone competenti esistono anche dall’altra parte ma lì manca il coraggio di costruire una prospettiva progressiva. Lo schieramento moderato governa l’esistente, il PD, se vuole avere senso, deve andare oltre l’esistente deve costruire il futuro.

Forse per il PD c’è bisogno di un progetto e una visione condivisa, c’è bisogno di riorganizzare la macchina e motivare le persone riconoscendo impegno e merito, c’è bisogno di un CT autorevole in grado di raccogliere intorno i talenti e trasformarli in fuoriclasse. Il PD è un partito con molti brillanti giocatori, qualche “cassano” ma poco senso della squadra e poche idee su cosa significa un campionato.

Per cominciare bisogna partire da una proposta di visione da condividere con tutta la base. E’ su questa visione che deve ritrovarsi la base per sentire la voglia di misurarsi con la sfida, l’entusiasmo di un lavoro comune. Penso che la base capisca anche poco delle divisioni di vertice e del totonomi di questi giorni.

Poi, una pallottola d’argento, la troveremo e sarà più semplice di quello che sembra.

Tags: , berlusconi, economia, Innovazione, Politica

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Chiamale, se vuoi…ELEZIONI

Due o tre considerazioni sparse su questo voto mi vengono spontanee. Non c’è dietro alcuna analisi minuziosa dei flussi elettorali, degli spostamenti e delle possibili alleanze, anche perchè negli ultimi 20 anni sono state cose pressocchè inutili. Il voto sembra essere molto più emotivo e mobile.

Io, in questo voto, leggo alcune semplici cose:

1) La generale sconfitta della socialdemocrazia europea indica che quel modello non è in grado oggi di comunicare con una società che cambia velocemente. Troppo ingessata nei vecchi schemi e penalizzata nel suo modo di rapportarsi alla società. Non è un problema di valori che rimangono veri e intatti, anzi forse è proprio dai valori dell’umanesimo socialdemocratico che si può ripartire, è un problema di come quel modello entra in rapporto con la società. Un modello dai modi gerarchici e funzionali in una società che non è più gerarchica. La società in rete si aspetta una comunicazione relazionale in grado di dire e accogliere, in cui ci sono molti punti. La dx non è che sia meglio ma sicuramente appare più aperta e permeabile, il PPE è fatto da partiti meno ingessati. Ovviamente questo non significa non avere una organizzazione di partito (la lega dimostra il contrario) ma avere una organizzazione di partito aperta e relazionale nella quale le istanze della società penetrano e risalgono le gerarchie anzichè il contrario. Non è più tempo di linee del partito ma di visioni da condividere, di consenso da costruire in una relazione continua e in un ascolto e comunicazione reciprochi. Non ci sono più le masse che ascoltano i funzionari nelle sezioni, ci sono nodi di una complessa rete di relazione. Le intelligenze sono ovunque e il partito deve saper coglierle e valorizzarle. Che vi viene in mente la Serracchiani? Si, ma non solo, di intelligenze il PD è pieno (ma anche di stupidi però…). Bastasse un nome buono avremmo gioco facile. Serve una prospettiva di percorso, idee, organizzazione, capacità di coinvolgere ed essere coinvolti, soprattutto apertura.

2) Il progetto del PD è azzeccato. Le forze riunite intorno a quel progetto sono vicine per valori e, invece,  l’organizzazione di queste forze che non è stata fatta bene. Gli schieramenti come li abbiamo visti tradizionalmente (destra e sinistra) si sono liquefatti. I cittadini hanno delle istanze o le percepiscono e vogliono che vengano accolte. non accettano l’autorevolezza dei partiti che dicono il contrario, non considerano i partiti autorevoli. Questo è un problema. O si inseguono le aspettative della gente (rischiando pericolose derive come il razzismo o una continua ricerca del consenso) oppure è necessario lavorare alla costruzione di strumenti per diffondere punti di vista diversi e costruzione del consenso. Purtroppo il sistema televisivo che abbiamo contribuito a costruire non aiuta certo noi…

E’ necessario un grande sforzo e, soprattutto, la rimessa in discussione di un certo modo di essere.

3) La teoria del pendolo non funziona. Quella teoria che in modo mistico aspettava che la dx governasse per veder arrivare i voti al centro sinistra. Aspettare non paga più, i cittadini hanno bisogno di sentire vicina la politica e di riconoscerla nel loro quotidiano. Si può essere vicini con un lavoro sul territorio o con la forza dei media. I cittadini sembra che utilizzino la politica per veicolare le loro idee, non è più il tempo nel quale i partiti avevano l’autorevolezza di poterla proporre. Ecco allora che la dx gioca in casa rincorrendo  le soluzioni che, di volta in volta, la popolazione vuole. Siano esse le ronde o le veline nelle liste. Il centro sinistra deve lavorare ad affermarsi come punto di vista autorevole, preparato e in grado di portare il Paese da qualche parte. Non sarà facile trovare cittadini che si facciano solo portare…

Tags: berlusconi, PD, Politica

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Ciao Paolo

Non avrei mai voluto scrivere queste righe. Ho fatto molta fatica a prendere la tastiera in mano e, sopratutto, a raccogliere i pensieri che mi ha frullano nella testa dopo la notizia della scomparsa di Paolo.

Paolo era una persona eccezionale con il quale avevo fatto molte cose e da molto tempo lavoravamo insieme. Il suo entusiamo e la sua squadra mi hanno coinvolto nell’esperienza dell’osservatorio ICT della Margherita con il quale ho collaborato pur se non ero della margherita. Abbiamo condiviso la voglia di poter portare la politica ad interessarsi di innovazione e molte volte ci siamo trovati a pensare e costruire insieme. Le differenze c’erano, come era giusto che fosse, ma sono sempre stato sicuro che se avessi fatto il suo numero mi avrebbe risposto, mi avrebbe aperto la sua disponibilità. Lo stesso facevo io con lui, con lealtà e correttezza.

Paolo aveva una squadra eccezionale, sapeva scegliere le persone e farle lavorare insieme. Trascinava e si lasciava guidare. Alcune volte era testardo, si metteva in testa una cosa e doveva realizzarla ma questo oggi lo leggo come un pregio.

Per un periodo ci siamo allontanati, non abbiamo mai discusso tra noi ci siamo solo lasciati andare al clima generale senza confrontarci come altre volte avevamo fatto. Con Paolo abbiamo intrapreso la strada del PD molto prima che il Pd nascesse, abbiamo dato vita ai laboratori dell’innovazione del PD prima che il PD fosse nato. Ci vedevano come matti. Era bastato prenderci un caffè insieme, dieci minuti. Era già fatto l’accordo, ci eravamo dati la parola e su quella base naque un’esperienza eccezionale. Per stringere accordi con Paolo bastava essere leali, guardarsi negli occhi, essere sinceri. Tra noi è stato così e ci fidavamo.

Paolo mi ha coinvolto nel presentarmi con la lista Rutelli alle elezioni comunali di Roma, per me che vengo dall’esperienza dei DS era strano ma ancora una volta la sua squadra, che sentivo e sento anche mia, mi ha dato la sensazione di poter stare a quel gioco per parlare di innovazione e così è stato. Avremmo potuto fare meglio anche se non era importante il risultato ma il gioco e l’esperienza.

Salutare l’umanità di Paolo non è facile ma so che il suo essere positivo avrebbe reagito subito. So che non si sarebbe lasciato andare e che ci avrebbe rincuorato e stimolato a proseguire.

Nell’amarezza di ciò che è accaduto ho imparato la lezione di cogliere gli attimi e di non lasciare mai che la corrente mi allontani dalle persone con cui ho condiviso pezzi importanti di percorso. E’ meglio accapigliarsi un attimo che allontanarsi con il ghiaccio dentro.

La montagna che amava l’ha tradito. Come sempre la vita è una questione di attimi che si debbono cogliere e attimi che cancellano tutto. Cercherò di cogliere il più possibile e di sorridergli come merita.

Ciao Paolo

Tags: amici, Innovazione, PD, Politica

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