L’influenza suina

Probabilmente l’allarme sull’influenza suina sarà eccessivo, tuttavia in giro per il mondo c’è un certo allarme. Non sono né abbastanza informato e né esperto per dire se l’allarme sia giustificato o meno per cui non voglio scrivere di questo.

La cosa di cui voglio scrivere è di come sia paradossale un aspetto di come si affronta questa cosa.

Da quello che ho capito una delle migliori pratiche di prevenzione è una maggiore igiene  nel lavarsi le mani. Questo dovrebbe ridurre notevolmente i rischi di contagio, unita alle solite precauzioni per l’influenza.

L’associazione dei pediatri autorevolmente hanno proposto di aprire le scuole in ritardo e, malgrado questa scelta non sia stata fatta, è previsto che questo possa accadere nel caso si verifichino molti casi di influenza.

In questi giorni stò frequentando molti uffici pubblici e vedo ragazzi andare a scuola. La cosa che mi ha colpito negli uffici è che spesso non ci sono gli asciugamani o il sapone nei bagni. Già, i tagli della finanziaria hanno colpito questi “sprechi”. Spesso gli enti decidono di economizzare su questo fronte. L’altra sera a cena sentivo parlare un dirigente scolastico che denunciava il fatto che la sua scuola ha 300 mila euro di debiti e che se fosse una azienda avrebbe dovuto portare i libri al tribunale. Hanno tagliato sulla carta, dalle fotocopie a quella nelle toilette.

Ma se questa influenza è così grave come sembrerebbe allora uno dei settori da potenziare è la presenza di sapone e asciugamani. L’amministrazione dovrebbe consigliare un lavaggio frequente delle mani a tutti i dipendenti, consiglio banale ma utile.

Questo significa che gli enti pubblici e le scuole non dovrebbero essere lasciati con le tasche vuote, sarebbe necessario finanziarli proprio per adottare misure preventive sull’igiene.

Certo questo post dovrebbe essere assurdo. Che senso ha scrivere una cosa per avere gli asciugamani nei bagni. In ogni paese civile questo “servizio” è talmente di base che nessuno penserebbe di chiederlo. Un paradosso tutto italiano questo del risparmio con un taglio orizzontale e forte come quello di Tremonti.

Non credo di dire una cosa di sinistra se dico che sarebbe buona norma avere degli uffici pubblici e delle scuole dove poter andare senza doversi portare gli asciugamani da casa. Non sarà un discorso politico ma ormai in Italia anche il buon senso sta assumendo un carattere rivoluzionario.

Tags: , berlusconi, economia, Politica, pubblica amministrazione, scuola

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la “Gheddafizzazione” di Berlusconi

In questi ultimi mesi il premier appare appannato dagli scandali sessuali e dalla stampa, più internazionale che nazionale, che non risparmia colpi. A questo si aggiunge che i risultati di un governo “annunciatore” non ci sono. Un anno fa stavamo discutendo di quanti decenni avrebbe governato la destra e immaginavamo un berlusconi “leader Maximo” che avrebbe continuato a fare i suoi discorsi nel salotto di Vespa anche da ottantenne o novantenne.

Oggi vediamo un leader prigioniero della sua strategia comunicativa e una PDL, che solo pochi mesi fa aveva festeggiato il suo primo congresso in una cattedrale luccicante e mediaticamente perfetta,  che non sa cosa dire o fare di fronte ad una situazione economica preoccupante. La PDL è il leader e siccome il leader è impresentabile, non c’è.

La lega, che nei suoi anni di vita ha saputo sempre approfittare degli spazi, si è lanciata alla conquista delle regioni, a mettere temi nell’agenda politica. Il governo è costretto ad accettarne le condizioni e spesso anche il premier deve perfino difendere le scelte a cui è costretto.

Di fronte a questa fase difficile ci saremmo aspettati la lucidità dell’uomo che è uscito indenne da tutto e invece assistiamo ad una estate nella quale prima c’è stato il tentativo di sparire dalle scene, la nomina di zelanti direttori dei TG RAI, di sicari alla direzione dei giornali di famiglia e l’inizio della strategia di attacco su tutti. Attacchi sul clero che lo critica (almeno qualche mese fa erano solo con “Famiglia Cristiana” che rappresenta meglio le parrocchie), contro Repubblica e i giornali, contro la stampa internazionale, governi esteri e infine la UE.

Una strategia che ricorda il Gheddafi di qualche anno fa quando alle critiche internazionali rispondeva con la chiusura del paese, la limitazione delle libertà interne e vibranti discorsi contro tutti gli interlocutori internazionali. Il ragionamento sottostante era “qui comando io e nessuno deve permettersi di attaccarmi altrimenti vi faccio vedere”. Appunto mi ricorda l’attuale premier.

Fino a quando l’Italia potrà permettersi una situazione simile? Un Paese che da decenni è governato da una destra che va al potere con strabilianti maggioranze per non fare nulla se non aumentare la spesa pubblica (dicendo di fare il contrario) e il potere di pochi riducendo le capacità di competizione e da una sinistra che a fatica guadagna piccole maggioranze senza una forte identità propria e un progetto paese in grado di scardinare gli equilibri delle categorie forti che tengono bloccata la nostra economia.  Un centrosinistra che riesce ad essere un ottimo progetto senza un vero “direttore dei lavori” in grado di rendere concreta la realizzazione (e quando si trova il direttore una allegra compagnia si diverte a dichiarare anzichè lavorare al suo fianco).

Quello che non riesco a vedere in queste settimane è un’azione forte e decisa da parte del PD, in una fase di debolezza della maggioranza non si intravede la capacità di far emergere con decisione le contraddizioni dell’avversario e il proprio progetto. Certo, è una fase congressuale complessa che rende il partito meno agile ma spesso si preferice fare una dichiarazione per dire che c’è un candidato alla segreteria “vecchio” o riprendere temi importanti quanto non prioritari in questo momento senza riunirsi velocemente e governare il partito insieme pur continuando la discussione interna. Saranno le primarie, fatte in questo modo, che spingono i candidati che percepiscono di non farcela tra gli iscritti a spingersi con dichiarazione sulla platea pubblica per posizionarsi meglio in vista del congresso o sarà semplicemente la calura estiva. Eppure il PD ha tre candidati validi e solo pochi mesi fa è riuscito ad imporre diversi temi concreti in campagna elettorale. Quei temi sono validi oggi più di prima, è proprio sui temi concreti che bisogna ripartire. Mi sarei aspettato che vi fossero affondi su condotte personali inqualificabili (perché a questo punto la questione non è privata ma assume rilevanza pubblica) e, contemporaneamente, la messa sul tappeto dei temi scottanti e quotidiani.

Di fronte ad un premier che si chiude e fa la voce grossa per intimidire e di fronte ad una situazione così c’è bisogno di riprendere l’iniziativa politica e chiedere un cambio di passo. Non sarebbe il caso di chiedere le dimissioni del governo per conclamata incapacità di alcuna iniziativa e l’apertura di una fase “tecnica” per portarci fuori da guado e non far perdere altro tempo ai cittadini italiani?

Tags: berlusconi, economia, Politica

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