e-Welfare
12-ott-09
La più dura crisi dal ’29 sta facendo emergere problemi che negli ultimi venti anni pensavamo rimossi. In tutti questi anni la scuola neoliberista avevano condannato il ruolo dello stato a ruolo quasi inutile e invece oggi ci troviamo che in quasdi tutto l’occidente lo stato si deve accollare il costo della crisi e le coperture necessarie a garantire ai suoi cittadini un livello di vita decoroso. Se non vediamo file di disoccupati alle mense dei poveri (anche se la povertà è aumentata in modo preoccupante colpendo duramente anche le classi medie) è perchè esiste un sistema di welfare che garantisce a molte persone una copertura di reddito e di servizi.
Il welfare state ha rappresentato per molti anni uno dei valori fondanti delle economie europee e ha permesso di promuovere uno sviluppo sociale senza precedenti. Oggi, tuttavia, la società è mutata e i meccanismi di erogazione di servizi del secolo scorso spesso non sono più funzionali alle nuove esigenze.
Viviamo in società più nomadi nelle quali spesso si trova lavoro in città differenti da quelle in cui si ha la famiglia o ci si sposta per lavoro con maggiore frequenza. Il lavoro è diventato un percorso nel quale si cambiano diverse aziende e la stessa modalità di lavorare è in funzione degli obiettivi più che degli orari. Cambia lo stesso modo di vivere il rapporto lavoro/vita privata, diventa più in funzione delle esigenze individuali o del datore di lavoro. Anche un commesso può trovarsi a lavorare su più turni, compresi festivi. Uno dei mestieri più legato all’orario (quello dei negozi) si trova in questo secolo a dover lavorare perfino la notte. Sarà sempre più così.
A fronte di questo stravoglimento l’apparato statale è quasi immobile. Tutti gli orari degli uffici sono costruiti secondo l’esigenza degli uffici stessi senza nemmeno porsi il problema di chi li deve utilizzare. Come anche l’organizzazione territoriale non tiene conto nemmeno del fatto che sempre più persone sono pendolari e si muovono ogni giorno attraversando diversi comuni. I servizi sono offerti su base comunale, con il risultato che alle famiglie viene fatto carico di cavarsela se, per ragioni di lavoro, vogliono portare i figli nell’asilo nido più vicino a dove trascorrono gran parte della loro giornata. Per non parlare del certificato da prendere o dal medico dove andarsi a far visitare.Tutto questo spesso con duplicazioni di strutture e inefficenze di servizio.
In realtà andrebbe ripensato completamente il meccanismo di erogazione del welfare, costruendo un meccanismo più snello che possa essere utilizzato nei modi e nei tempi più utili al cittadino. Se è possibile operare su un conto in banca da casa deve poter essere possibile utilizzare i servizi del comune o dello stato da casa, deve essere possibile poter parlare con il medico via skype per un breve consulto o farsi visitare da quello più vicino a dove si è in quel momento con la sicurezza che possa esserci un controllo remoto da parte del medico di fiducia. Qualcosa è allo studio ma nei fatti nulla.
Solo alcuni piccoli esempi da aggiungere ad altri mille. Anche la scuola potrebbe essere rafforzata nella sua capacità di servizio attraverso una parte di formazione on-line che può permettere, ad esempio, a chi è assente di frequentare e seguire lo stesso o di realizzare un processo di formazione permanente in una società nella quale le conoscenze cambiano velocemente e sono sempre più importanti per il lavoro e la cittadinanza.
Insomma sul welfare c’è un enorme spazio per fare innovazione, ed è proprio questo un settore dove un grande progetto di innovazione potrebbe creare maggiori opportunità.
Se la Pubblica amministrazione investisse nella creazione di un progetto decennale di “e-Welfare” si potrebbero ottenere dei risparmi da re-investire in nuovi servizi e una migliore efficacia ed efficenza dei servizi offerti al cittadino.
Si potrebbe anche evitare la crisi del settore ICT mettendo in circolo centinaia di progetti grandi e piccoli volti alla realizzazioni di servizi innovativi. L’esperienza che il settore accumulerebbe in questo campo sarebbe un bagaglio importante da spendersi sul mercato internazionale dove anche gli altri paesi hanno problemi simili (ma sicuramente meno gravi). Un grande programma che dovrebbe vedere il soggetto pubblico dettare requisiti e controllare la qualità dei risultati e le aziende lavorare per il committente utilizzando standard riconosciuti a livello internazionale.
Ecco allora che un progetto di questo tipo avrebbe una potenzialità molto maggiore di un ponte sullo stretto, costerebbe sicuramente molto meno e darebbe vita ad una domanda di beni e servizi fortissima. Poi se pensiamo che 1 euro investito in innovazione producono risultati economici come 4 euro investiti in settori tradizionali (es. edilizia) e che l’80% di un progetto ICT sono costi in personale (e dunque soldi che entrano in circolo nei consumi), l’effetto sarebbe dirompente.
Investire in un programma di eWelfare non solo è un dovere civico per garantire anche alle future generazioni la possibilità di poter vivere dignitosamente, è un investimento nel futuro per far entrare l’Italia nella società della conoscenza disegnata dai trattati europei.
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