Scajola e le “Madri di Piazza di Maggio”
30-apr-10
Ormai siamo quasi assuefatti. Leggiamo le notizie sui quotidiani di un governo immerso negli scandali e nella corruzione in una delle fasi economiche e sociali più difficile del dopoguerra e sembra quasi normale. La decadenza di questa politica in altre epoche avrebbe scatenato rivolte e in altri paesi le scatenerebbe anche oggi. Eppure sembra tutto normale, i telegiornali, principale fonte di disinformazione, si occupano di riforme istituzionali, delle correnti dei partiti fino al TG1 che narra di sagre al tartufo mentre il paese ha una disoccupazione da magreb.
Non sono certo scandalizzato da qualche “bustarella”, ne ho cominciato a sentir parlare dallo scandalo lockheed e ancora prima. Sono scandalizzato dal disprezzo delle istituzioni e dei problemi del paese. Di fronte ai recenti scandali della Protezione Civile è obbligo di chi ne è coinvolto di farsi da parte e attendere il giudizio della magistratura. E invece l’esortazione è di andare avanti e fregarsene.
Scajola è stato pescato con prove certe, assegni circolari “donati” da Anemone e, presumibilmente, evasione del fisco di diverse centinaia di migliaia di euro. Come si fa a tollerare un ministro dello SVILUPPO ECONOMICO che gestisce finanziamenti e incentivi ad aziende e settori e posti di comando dell’economia, con un sospetto di essere un losco faccendiere? Come si fa a tollerare la Polverini che nemmeno insediata deve occuparsi delle figlie del sindaco di Latina? Potrei andare avanti per ore con queste domande ma sono le risposte che mancano.
L’opposizione dichiara alla stampa, rilascia interviste ma qui il tema è che la decenza è “desparecida”, scomparsa. E allora ho ripensato alle “Madri di Piazza di Maggio“, quelle donne coraggiose che durante la feroce dittatura argentina passeggiavano tutti i giovedì nella piazza principale di Buenos Aires per protestare silenziose con un fazzoletto bianco in testa per chiedere che i loro figli e nipoti scomparsi venissero riconsegnati alle famiglie. Un gesto semplice e “insignificante”, la polizia gli impediva di fermarsi perché sarebbe stato un sit-in illegale. Eppure quel gesto è stato il tarlo principale del regime argentino, quando cadde furono le madri a vincere.
Oggi avremmo bisogno di quel coraggio per ritrovarci sotto il ministero dello sviluppo, sotto palazzo chigi, sotto palazzo grazioli, sotto la protezione civile, sotto il comune di roma, sotto la RAI e via dicendo a segnalare il disagio e a ribadire la richiesta che torni la decenza.
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