IPad e l’internet sul muro…
Ho la fortuna di aver cominciato a lavorare con i computer quando nel 1980 uscì il primo Sinclair ZX80. Il primo home computer. Da quel momento ne ho visto di cose e di evoluzioni.
A fine degli anni ’80 ho cominciato ad affacciarmi prima sulle BBS e subito dopo su internet quando ancora l’interfaccia grafica era un miraggio, si pagava 50 lire ad email e il massimo del divertimento era l’anonymous ftp.
Ho lavorato con html quando ancora mosaic (il primo browser web) era in versione beta e da allora in avanti fino ad oggi.
Internet è sempre stato qualcosa a cui collegarsi con un filo e ancora oggi per molti versi lo è anche se i dati di vendita e diffusione ci dicono che il collegamento mobile sta estendendosi a vista d’occhio. La nascita dei social network (la vera applicazione killer che consentirà la diffusione della rete contrariamente a quanti ancora la menano sull’IP TV) è emersa di pari passo con la diffusione di internet sui cellulari, del wifi libero nelle grandi aree urbane (quelle all’estero perché da noi il governo è riuscito a legiferare sulle leggi della fisica attraverso il decreto pisanu limitando le onde radio).
Internet nei prossimi anni andrà sempre di più diffondendosi sul mobile. Lo vedremo sulle automobili che sostituisce gli schermi con i dvd che vediamo su alcuni poggiatesta, o nel cruscotto per dare notizie sul traffico e sulla navigazione. Internet sugli autobus, in treno, per strada.
In un mondo ip v6, con una infinità di indirizzi ip disponibili per ogni metro quadrato della sfera terrestre chi si metterà seduto alla scrivania attaccato con un filo ad una parete di casa?
Stasera ho visto il video su come funziona l’Ipad, la sua interfaccia e le sue caratteristiche sul sito di apple. E’ istruttivo aldilà del prodotto in sé (come spesso accade da Apple azzeccato) la presentazione è incentrata da una persona che naviga dal suo comodo divano di casa. Internet del futuro è tutto qui, navigare e avere uno spazio di socialità che non sia legato ad una scrivania ma ovunque. Ma Internet mobile significa cambiare il modo nel quale le aziende lavorano con sempre più processi aziendali spostati fuori dall’azienda, reti di aziende, servizi diffusi. Significa ripensare il modello di e-government e la stessa organizzazione dello Stato. Significa nuove energie e intelligenze in movimento.
La domanda su ip v6 non è solo una domanda commerciale, su come cambiano i media o le nostre abitudini. E’ anzitutto una considerazione di politica economica complessiva. Se internet è ovunque e il suo uso è nomadico allora la rete di trasporto di internet non può essere incentrata alla fibra nelle case.
Con l’evoluzione delle tecnologie di compressione dei dati e quelle di trasmissione radio (tutti questi dispositivi ancora funzionano con tecnologie radio abbastanza rudimentali, ormai si stanno affacciando enormi potenzialità in termini di larghezza di banda e di distanza) sempre meno cittadini saranno spinti a comprare connessioni veloci a casa ma apparecchi con connessioni mobili. Un po’ come molti utenti hanno disdetto l’abbonamento al telefono fisso per avere solo cellulari.
Non credo molto al futuro di una rete di ultimo miglio basata in fibra, può essere necessaria verso le aziende anche piccole, alcuni utenti più sofisticati ma tendenzialmente il futuro è sul wireless. Anche le compagnie di telecomunicazioni non possono che prenderne atto prima di subirne le conseguenze. Questo comporterà che molti degli investimenti in fibra che si stanno facendo in giro nel mondo in questo settore, se non vengono messi a frutto in pochi anni, rischiano di diventare fallimenti economici di non avere ritorni economici se non con imposizioni di tariffe alte agli utenti.
Allora noi che di investimenti sulla fibra ancora non ne abbiamo fatti poi tanti cosa dovremmo fare? Sull’innovazione o sei primo o sei ultimo. Se sai di partire in ritardo la cosa migliore da fare è quella di studiare una strada diversa dal tuo competitor altrimenti non puoi che arrivare sempre dopo.
Investire in fibra nelle case con i grandi disegni e modelli che riprendono progetti di più di 10 anni fa (come socrates che era avveneristico alla fine degli anni ’90 ma oggi e solo nostalgia) significa spendere molti soldi in buche, comprare apparati di aziende cinesi di tecnologia, tanti soldi in opere civili ma poi non rimarrebbe più nulla. Magari la fibra ha senso nei grandi agglomerati urbani ma, a mio modesto parere, il futuro è altro.
Come paese dovremmo fermarci un attimo e metter a fattor comune le enormi competenze sul wireless che abbiamo (i centri di ricerca di siemens, ericcsson e motorola stanno o stavano in Italia più tante aziende che fanno radio per il militare e l’aereospazio, ecc) e lanciare la sfida agli altri. Fare dell’Italia un enorme laboratorio di innovazione sul wireless, fare una politica delle frequenze radicale e innovativa (tutto il contrario di quello che si sta facendo ora con lo spreco di frequenze per il digitale terrestre), spingere affinché le frequenze siano il più possibile libere in importanti “pezzi” di spettro lasciando liberi gli operatori di provare nuovi standard o adattare anche gli attuali. Dovremmo definire un modello di banda larga mobile investendoci sopra, disegnando e realizzando l’internet mobile del futuro. Diventare leader nella tecnologia, nel software di compressione (mpeg è nato in Italia), nei software per dispositivi mobili. Avremmo bisogno di un piano straordinario di un miliardo di euro su questo, 5-10 anni per fare diventare tutto ciò realtà concreta. Potrebbe diventare ciò che l’uomo sulla luna è stato per gli USA, una grande occasione per fare in modo che il nostro paese esca dalle secche della crescita dello zero qualcosa del PIL, dalla cronica incapacità del mondo del lavoro di assorbire qualificate professionalità in favore di lavori e prodotti che competono con i cinesi, dalla cronica incapacità delle nostre imprese di fare innovazione e costruire nuovi prodotti/servizi pensando che un buon vino o un paio di yacht possano consentire all’Italia di galleggiare su un minimo di benessere.
E questo significa anche costruire un bagagli di know-how, professionalità, prodotti-servizi da esportare in tutto il mondo, significa pensare di tornare a produrre tecnologia in Italia mista a design come è accaduto grazie ad Olivetti e alla sua capacità di visione, di rischio. Significa disegnare il futuro senza aspettare di subirlo crogiolati nella putrida conservazione dell’esistente che si sta degradando sotto i nostri occhi.
E’ tempo di rischiare ed investire sul futuro. Da questa crisi o si esce che con una forte discontinuità o si rimane affogati, non è più tempo di galleggiare ma “ volta nostra poppa nel mattino, de’ remi facemmo ali al folle volo, sempre acquistando dal lato mancino” (Divina Commedia, Inferno XXVI).
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