Quello che deve preoccupare Martone

Quello che deve preoccupare Martone non sono quelli che a 28 anni non hanno preso la laurea ma quelli che dopo averla presa non studiano più tutta la vita. Un viceministro del lavoro dovrebbe preoccuparsi di esortare tutti a studiare tutta la vita, dovrebbe promuovere una legge per la formazione continua che prenda atto che il percorso formativo come è oggi è ormai inutile.

Non siamo più nella società nella quale le conoscenze accumulate all’università bastavano per tutta la vita, anzi è necessario che vengano continuamente arricchite. Se vogliamo dirla tutta anche il modo di studiare all’università e in tutto il percorso scolastico serve a poco, le grandi scoperte e i progetti della società della conoscenza presuppongono sempre un gruppo di lavoro, competenze e punti di vista che si confrontano tra loro. La scuola dei compiti che non bisogna copiare, delle interrogazioni individuali, della meritocrazia dei voti e del nozionismo non serve quasi a nulla. A cosa serve “insaccare” nella testa degli studenti libri pieni di nozioni che rischiano di dimostrarsi vecchie prima che finiscano il ciclo scolastico e non abituare la testa a divorare e integrare conoscenze diverse, a promuovere la creatività, ad avere un aproccio critico ai problemi?

Martone ha detto una cosa offensiva per tutti i giovani e le persone che non possono permettersi una vita da figlio di papà, che non possono accedere alle migliori scuole e non hanno dei genitori che possono seguirli durante tutto il ciclo scolastico.

Un vecchio discorso per me che spesso mi sono trovato a discutere di come livelli sociali diversi determinano opportunità diverse di realizzazione, dai tempi di Don Milani che si discute di questo. Eppure oggi il bimbo prodigio del governo italiano ci insegna che il problema è solo “volere e potere”, sei un perdente se non hai successo. Eppure basterebbe l’esempio di Einstein o Steve jobs, anzi forse se ascoltasse il discorso di Jobs a Stanford forse capirebbe che significa essere bimbi prodigio.

I veri bimbi prodigio non sono quelli che nel comodo di una vita agiata diventano “brai” ma quelli che si riscattano malgrado tutto, quelli che non mollano mai magari partendo da una periferia ghetto di questa Italia, da un Sud o un profondo Nord dove è difficile arrivare a fine mese e riescono a pagarsi gli studi con il lavoro per arrivare da qualche parte. Il prodigio del quotidiano è molto più difficile del “prodigio” di papà.

Francamente di questi giovani alienati dalla realtà che si trovano catapultati da qualche parte come per un miracolo divino siamo un po’ stanchi, di discorsi sulla meritocrazia da parte di chi non ha mai rinunciato alla settimana bianca a cortina non ne possiamo più. Ci vuole rispetto profondo rispetto. Forse chi ha incarichi pubblici dovrebbe periodicamente passare un periodo ad aiutare la comunità di S. Egidio, andare nel volontariato di strada, entrare un mese in fabbrica alla catena per capire cosa significhi. L’università della vita è un percorso che forma molto di più di una prestigiosa università privata.

Martone potrebbe cogliere l’occasione per lavorare ad una proposta di legge sulla formazione continua, magari chiedendo all’attuale assessore all’innovazione e cultura di Genova Andrea Ranieri che ne presentò una nella passata legislatura. Soprattutto potrebbe chiedere di fare un giro in una fabbrica o nel mondo del precariato a poco prezzo per una settimana, non gli chiediamo di lavorare ma di frequentare chi lo fa. Sarebbe già sufficente.

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